Dio · Mummificazione e necropoli
Anubi e i riti di mummificazione nell'Antico Egitto
Con la sua testa di sciacallo nero, Anubi è probabilmente il dio egizio più immediatamente riconoscibile dopo Horus. È lui il custode delle necropoli, il patrono degli imbalsamatori e la figura che, più di ogni altra, accompagna materialmente il defunto nel passaggio verso l'aldilà.
Un dio più antico di Osiride
Anubi compare nei Testi delle Piramidi già come signore della necropoli e guida dei defunti, in un'epoca in cui il culto di Osiride non aveva ancora assunto il ruolo centrale che avrà in seguito. Con l'ascesa della religione osiriaca, Anubi non scompare, ma viene "riposizionato" nella mitologia come figlio di Osiride (o di Nefti, a seconda delle tradizioni) e come suo fedele aiutante nei riti funerari.
Il patrono degli imbalsamatori
Durante la mummificazione, i sacerdoti addetti al rito indossavano una maschera raffigurante la testa di Anubi, identificandosi simbolicamente con il dio nel momento più delicato del processo. Il rito culminava nella cerimonia dell'Apertura della Bocca, che si credeva restituisse al defunto l'uso dei sensi nell'aldilà.
Le fasi principali della mummificazione
- Rimozione degli organi interni (fegato, polmoni, stomaco, intestino), conservati separatamente nei vasi canopi, ciascuno protetto da uno dei quattro Figli di Horus.
- Il cuore, considerato sede dell'intelletto e della coscienza, veniva lasciato nel corpo perché necessario alla psicostasia.
- Disidratazione del corpo con natron per circa quaranta giorni.
- Bendaggio con lino, intervallato dal posizionamento di amuleti protettivi, tra cui lo scarabeo del cuore.
Custode della pesatura del cuore
Nella Sala delle Due Verità, Anubi è la figura che manovra la bilancia durante la psicostasia, ponendo su un piatto il cuore del defunto e sull'altro la piuma di Maat. È un ruolo di garanzia super partes: Anubi non giudica, verifica che il processo si svolga correttamente, mentre Thot annota il risultato e Osiride presiede il verdetto finale.
Perché uno sciacallo
La scelta di associare la necropoli a uno sciacallo (o cane selvatico) non è casuale: questi animali frequentavano naturalmente i margini del deserto dove sorgevano i cimiteri, ed erano noti per scavare nelle sepolture poco profonde. Trasformare questa minaccia concreta in un dio protettore era, per gli egizi, un modo per neutralizzarne simbolicamente il pericolo.
Un'immagine arrivata intatta fino a noi
Alcune delle rappresentazioni più celebri di Anubi, come la statua lignea rinvenuta nella tomba di Tutankhamon, mostrano l'animale accovacciato in posizione di guardia: un'iconografia che, a distanza di oltre tremila anni, resta tra le più fotografate e riprodotte dell'intero patrimonio artistico egizio.
Approfondisci
Il verdetto finale della psicostasia è raccontato nella guida Osiride: il dio della morte e della rinascita. Sullo scarabeo del cuore, leggi Lo scarabeo sacro.